Nuova puntata della rubrica dedicata ai campioni dell’NBA. Oggi tocca a Julius Erving, il fenomeno che ha rivoluzionato il basket prima di Jordan

Tornano gli appuntamenti con la rubrica NBA Tales targati Generation Sport. Vi raccontiamo le storie dei grandi campioni che hanno cambiato la storia del basket e in particolare della NBA. Ripartiamo con la storia di Julius Erving, il “dottore” che ha rianimato la lega e ha rivoluzionato il basket a come lo conosciamo oggi. Dall’infanzia travagliata, al parchetto, alla scalata prima in ABA e poi nella NBA che lo ha reso il primo divo della nuova era.

Wannabe Doctor

Quando qualcuno nomina Dr. J esce sempre nel mezzo la parola schiacciata. Erving è stato però molto di più di una signature move. The Doctor è stato infatti un vero e proprio game changer, un collante fra la dinastia di Boston e i fasti degli anni 80 fra Magic, Bird e Jordan. Dr. J è stato il motivo per cui la NBA non ha chiuso i battenti, il fenomeno da guardare e raccontare agli altri quando non c’era ancora la possibilità di vederlo su uno schermo. Noi vogliamo provare a farvelo rivivere, non dimenticando però Julius, l’uomo forgiato dalla vita senza il quale non ci sarebbe mai stato Dr. J.

Partiamo infatti dal 22 febbraio 1950, giorno in cui Callie e Julius Senior fanno venire alla luce Julius Weinfield Erving II. Il ragazzo nasce a Long Island ma ben presto si sposta con la famiglia ad Hempstead dove si aggiunge anche il fratello minore Marvin. Qui il giovane Julius, a soli 9 anni, vive subito la scomparsa del padre per un incidente stradale. La madre Callie e i tre bambini si spostano allora nelle case popolari vicino a Campbell Park, una meta che il giovane Julius e il fratellino Marvin frequenteranno per anni. Julius fa un po’ da padre al fratello minore che è, a detta di tutti, un futuro dottore ma ha però tanti problemi di salute. Tuttavia questo inconveniente non li frena nel giocare a basket tutti i giorni anche sotto la pioggia e la neve.

Il ragazzo inizia a mostrare passione per la palla a spicchi, tanto da cominciare a frequentare alcune squadre fra cui quella della Salvation Army. Ma è proprio in quest’età che il soprannome di The Doctor ha la sua genesi. Durante una discussione con il suo amico Leon Saunders su questioni di regolamento, Julius lo appella come “The Professor” e il ragazzo gli risponde: “se io sono The Professor, tu cosa sei The Doctor?”. Un soprannome che avrebbe trovato la fama che gli spettava solo tanti anni dopo. Julius non era però ancora il giocatore di basket che avremmo visto anni più tardi. Anzi nel suo anno da senior solo uno scout lo va a vedere, tale Howard Garfinkel, ma il report cita: “un’ala divina di un metro e novanta”.

L’impatto del playground

Se in campo collegiale e professionistico, Julius non ha il risalto che merita, sui campetti cittadini inizia a crearsi una nomea. Al playground è come se il ragazzo si liberasse dai canoni del basket e potesse esprimere tutta la sua fantasia. Tra giocate spettacolari e schiacciate sopra chiunque, il giovane Erving si mette talmente in mostra che gli vale anche la chiamata dell‘University of Massachusetts.

Nasce qui la leggenda del freshman volante: arrivano ragazzi da tutto lo stato per vederlo giocare ad Amherst. Se la carriera cestistica sorride però quella personale non è altrettanto felice. Il fratello Marvin inizia a star male dopo una visita al fratello Julius in dormitorio tanto da finire in ospedale. La diagnosi dice lupus, una malattia auto immune che al tempo non aveva cura. Nel giro di tre mesi le condizioni del ragazzo precipitano e Julius deve correre a Roosevelt per salutare il fratello, morto all’età di 16 anni.

Qui la visione del basket per Julius cambia drasticamente, assume i contorni di rivalsa sulle difficoltà della vita. In due anni al college mette giù 26 punti e 20 rimbalzi di media a partita, il tutto senza poter schiacciare. In NCAA infatti esiste la Lew Alcindor Rule, una regola che non permette di attaccarsi al ferro per scaricare il pallone dentro la retina. Tuttavia The Doctor riesce ad esprimersi nei playground per quel fondamentale tanto amato. In questi anni il suo nome si aggira nel Rucker Park di Harlem, uno dei campetti di strada più famosi già calpestati da diversi campioni.

Da quando mette piede nel playground diventa subito l’attrazione principale, con ragazzi che si assiepano sugli alberi o sui tetti dei palazzi attorno quando è sul parquet. Ma Rucker Park permette di essere una star solo se si ha un soprannome accattivante: qualcuno lo chiama Black Moses, altri Houdini. Julius però non ci sta e lo fa notare: “se devo avere un nickname deve essere The Doctor. Il parco però lo fa evolvere prima in Doctor Julius e, infine, nel più conosciuto Dr. J che gli rimarrà incollato per sempre.

L’approdo in ABA

Siamo al 1971, lo stile del playground fa sempre più breccia nei ragazzi e la nuova ABA vuole un volto per combattere la NBA. La National Basket Association ha infatti una regola che non permette ancora a Julius Erving di fare il passo. Ci sarebbero voluti ancora due anni di college mentre la nativa lega cestistica non ha questi vincoli e lo corteggia. La ABA è inoltre il posto perfetto per il ragazzo fra ritmi alti, atletismo, tiri da tre e schiacciate spettacolari.

Erving decide allora di accasarsi ai Virginia Squires con un contratto di 4 anni a 500 mila dollari lasciando con anticipo il college. Qui il suo talento inizia a farsi notare tanto che l’anno successivo ne nasce una disputa legale fra gli Squires, gli Atlanta Hawks che gli hanno fatto firmare un gran contratto e i Milwaukee Bucks che lo hanno invece scelto al Draft NBA. Alla fine Erving resta a Virginia ma l’anno dopo verrà scambiato ai New York Nets sigillando il suo ritorno a casa.

Nella Grande Mela Dr. J fa vedere tutto il suo dominio sul parquet che gli valgono due titoli ABA in tre anni. Erving vince anche tre titoli MVP della stagione regolare e due titoli MVP dei playoff. Il Dottore è la vera star del basket in questo momento e la NBA non può lasciarselo scappare. I problemi finanziari della ABA, moderna ma malvista e senza sponsor, fanno cedere allora alla fusione con uno svecchiamento anche della principale lega di basket americana. La NBA fa entrare Denver Nuggets, San Antonio Spurs, Indiana Pacers e soprattutto i New York Nets che hanno però da pagare ai Knicks “l’invasione del territorio”. I Philadelphia 76ers allora ne approfittano e si prendono Julius Erving in cambio di una somma di denaro che i Nets poi gireranno ai Knicks per restare a galla.

Philadelphia è il porto in NBA

Il primo anno con i Sixers è sfavillante fra magie in campo e una squadra che arriva fino alle Finals guidata dal Dottore. Qui Philadelphia affronta i Portland Trail Blazers di Bill Walton, parte subito fortissimo con un 2-0 e sembra quasi l’inizio del dominio. Da questo momento però i Blazers la ribaltano e infliggono un 4-2 a Erving che però non si lascia oscurare. In gara 6 infatti si mette in mostra con una delle schiacciate più forti di sempre sulla testa del povero Bill Walton che si rifà poi con il risultato a fine partita.

Philly non riesce però a stare al passo di Dr. J e ha bisogno di un paio d’anni per costruirgli una squadra da contender attorno. Dal canto suo non manca l’apporto personale con giocate di livello e il raggiungimento dello status fra i migliori della NBA. Tuttavia nel 1979 sul lato Boston arriva un avversario valido come Larry Bird e inizia una rivalità che il solo Magic riesce ad oscurare. Nel 1980 Julius ha la meglio proprio sui Celtics ma deve arrendersi ancora alle Finals, proprio contro i Los Angeles Lakers di Kareem e Magic.

Boston ha la rivincita l’anno successivo mentre è ancora LA a spegnere i sogni di titolo nel 1982. Dr. J si prende però le sue glorie personali con un premio di MVP nel 1981 e diverse selezioni nell’All-NBA First Team. Julius Erving ha però ormai 32 anni, le chance di vittorie sono sempre minori fra i giovanotti che mettono lustro al campionato. La mossa che cambia la storia è però l’arrivo di Moses Malone che innalza il livello dei 76ers.

Finalmente il titolo NBA e il fine carriera

C’è ancora tanto da dimostrare per The Doctor sul campo e la giocata rinominata “Rock the baby” è l’esempio. Erving sigla una delle schiacciate più iconiche della storia sulla testa di Michael Cooper con un mulinello straordinario. Philadelphia è quasi perfetta nel 1983 ad Est: un 4-0 a New York e un 4-1 a Milwaukee. Si torna alle Finals e ci sono ancora i Lakers sulla loro strada, il tempo perfetto per una rivincita. Philly e Dr. J non hanno rivali stavolta e schiantano i gialloviola 4-0, conquistando così il Larry O’Brien Trophy tanto agognato.

La vittoria è però solo il canto del cigno per Erving, resta ad altissimo livello negli ultimi anni di carriera ma senza mai riuscire ad arrivare ancora all’ultimo atto. Nell’86 annuncia il suo annuncio di ritiro a fine stagione, tutta la lega decide allora di tributarlo anche in quei campi che gli erano stati nemici fino a quel momento. Si tratta della dimostrazione dell’impatto avuto da Julius “Dr. J” Erving sulla NBA e sul mondo del basket in generale. Julius decide allora di concludere il college per una promessa che aveva fatto alla madre prima del suo approdo in ABA. Nel 1993 entra a far parte della Naismith Basketball Hall of Fame con una serata in suo onore che lo elegge nel gotha del basket.

La vita scorre felice per l’ormai ritirato Dottore in pensione fino al 28 maggio 2000. Il 19enne figlio Cory scompare dopo essere uscito con l’auto a comprare qualcosa al supermercato. Passano 39 giorni di annunci televisivi, pianti e ricerche che si concludono con il ritrovamento del corpo (e dell’auto) in un canale vicino alla casa della famiglia Erving. Una situazione scioccante che, assieme ad alcuni figli riconosciuti fuori dal matrimonio, rovina anche il rapporto con la moglie Turquoise con la quale divorzierà nel 2003. Così come per il fratello Marvin, Julius perde una persona vicina in giovane età a cui aveva fatto da padre.

L’impatto di Dr. J sulla cultura cestistica

Tutt’oggi Doctor J si fa ammirare in NBA fra giurie delle schiacciate all’All Star Game e apparizioni sui parquet. La sua aura risplende in ogni Slam Dunk in cui si prova una freethrow line dunk, in ogni ragazzino che schiaccia in un campetto o quando qualcuno al Rucker si fa notare. Julius Erving è stato l’ispirazione più grande di tanti giocatori che l’hanno susseguito: da Magic Johnson a Michael Jordan ed Allen Iverson. L’uomo che ha risollevato la figura di un atleta afroamericano agli occhi di un’America che aveva un grosso problema di razzismo.

La prima vera star globale con una scarpa dedicata solo a lui prima degli sponsor miliardari. Julius Erving ha inoltre incentivato una NBA ormai stantia a risollevarsi, innovarsi e prepararsi ai fasti successivi. Se oggi abbiamo uno sport a livello globale, con fantasia al potere dobbiamo anche a quello che Doctor J ha fatto sui parquet americani. “I wanna be like Dr. J” gridavano i ragazzini al Rucker Park perchè infondo dalla strada nasce il talento, sul parquet cresce l’attitudine e Julius Erving ne era la perfetta fusione.

Di Giuseppe Capizzi

Sono un 30enne napoletano con la passione per lo sport. Seguo tutte le principali competizioni sportive ma in particolare sono malato di calcio e NBA. Amo viaggiare e credo che l'esperienza formativa più grande sia stata visitare New York.

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