Norris campione: ha vinto l’uomo o la macchina?

Il trionfo di Lando Norris ha riacceso un dibattito eterno: in Formula 1 incide di più la qualità del pilota o la tecnologia della vettura? Ecco l’approfondimento dedicato di Ugo De Santis

Monoposto o pilota”? Sono anni che il dilemma circola nel paddock: ma alla fine, cosa conta di più? Impossibile non sottolineare che Norris guidasse, a tutti gli effetti ed a volta al limite del consentito dal regolamento, un’astronave a quattro ruote. Una monoposto spinta al massimo possibile, alla fine di un ciclo iniziato col dominio RedBull (grazie al genio di Adrian Newey) e che il team Papaya ha saputo interpretare al meglio.

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In un momento in cui la Rossa fatica a tornare ai fasti di un tempo, nonostante diversi cambi in ruoli apicali della scuderia del Cavallino, a guidare la rinascita del team inglese è stato… un italiano. Andrea Stella è un’eccellenza del motorsport internazionale, che ora si sta prendendo i giusti meriti dopo alcune cocenti delusioni. Non ultima quella del 2010, in cui era ingegnere di pista di Fernando Alonso, nell’anno in cui perse (proprio ad Abu Dhabi…) il titolo piloti per 4 punti, a vantaggio di Sebastian Vettel (su RedBull).

Corsi e ricorsi storici, che ora lo portano, da Team Principal, ad annoverare un Mondiale Costruttori vinto lo scorso anno, che alla McLaren non arrivava da 25 anni, ed uno Piloti, che in Inghilterra aspettavano 17 anni dopo l’ultimo, nel 2008, alzato da Sir Lewis Hamilton (altro pilota inglese, come Lando Norris). Andrea Stella è la dimostrazione chiara e lampante che il nostro paese, al netto dei disastrosi risultati portati a casa dalla Ferrari, è ancora centrale nel panorama motoristico mondiale.

A godersi di ciò è, sicuramente, quel matto di Zack Brown: una figura ingombrante a tratti, mai ostruzionista, capace di mettere su un team acerbo (e lo si è visto in alcuni frangenti di questo biennio da strafavoriti, nelle decisioni in pista e nelle dichiarazioni), ma vincente. E davanti alle vittorie si deve saper applaudire. Poi si potrà parlare della gestione dei piloti, delle Papaya Rules, con un Oscar Piastri mai messo davanti al compagno nonostante un inizio stagione decisamente superiore, o di alcuni escamotage tecnici al limite dell’irregolare, che dimostrano quanto il nome del team di Woking pesi in FIA (anche vedendo la decisione presa sul contatto odierno Norris-Tsunoda).

Cosa ci aspetta nel 2026? Ad ogni maledetto cambio regolamentare si spera che la Ferrari sappia interpretarne le direttive ed anticipare la concorrenza, fino ad ora con scarsissimi e mai costanti risultati. Di sicuro non è possibile non inserire McLaren e RedBull nella prima fila ipotetica in griglia, con una Mercedes in ripresa e l’incognita Aston Martin, che ha ingaggiato il miglior progettista dell’ultimo ventennio ed a cui non mancano i fondi da mettergli a disposizione per creare la vettura migliore possibile. Hype per l’ingresso di un colosso come Audi, che non può passare inosservato.

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