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“NBA Bubble”: l’esperimento riuscito ma replicabile?

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La scorsa notte si è conclusa la post-season NBA all’interno della Bolla con 0 contagi in 4 mesi. Il calcio guarda, ma si potrà fare?

Questa notte si è concluso il campionato di basket NBA con la vittoria dei Los Angeles Lakers di LeBron James. Il finale di stagione e i playoff si sono giocati all’interno di quella che è divenuta famosa come “NBA Bubble”, una bolla rigida all’interno di Disney World Resort ad Orlando. La Bubble è stato il compromesso fra la Lega e i giocatori per poter concludere la stagione in tempi di Coronavirus. L’esperimento voluto dal commissioner Adam Silver ha funzionato alla grande con 0 contagi in più di 4 mesi e tante reazioni positive. Tanti appassionati di calcio vorrebbero applicare la stessa bolla al mondo Serie A per evitare i casi di contagio da Covid-19 ma è realmente fattibile? Cerchiamo di darvi una risposta.

L’AdventHealth Arena di Orlando

Com’è la NBA Bubble?

La NBA Bubble nasce dall’idea di tutti gli addetti ai lavori di poter chiudere la stagione 2019/20 con il giusto compromesso fra salute e impatto economico. Dopo settimane di trattative è stata scelta la sede del Disney World Resort di Orlando, capiente abbastanza per poter ospitare 22 team. L’intera operazione è costata oltre 160 milioni di dollari ma ha evitato oltre un miliardo di dollari di perdite fra diritti televisivi e sponsor.

Ognuna delle squadre ha portato con sé 36 persone, che hanno vissuto in tre diversi hotel di lusso nel resort, organizzati per aree diverse con una ferrea regolamentazione degli ingressi. Solo in un secondo momento, sono stati fatti entrare alcuni parenti dei cestisti previo tamponi. Gli stessi atleti sono stati sottoposti a controlli per tutto il soggiorno e potevano violare la bolla solo in caso di gravi problemi familiari. In questo caso al loro rientro sono stati messi in quarantena per 14 giorni e ammessi solo dopo due tamponi negativi. Ammessi solo 20 giornalisti delle TV statunitensi con nessun contatto diretto con le squadre e rigide regole per l’ingresso.

Ogni squadra aveva a disposizione una palestra per tre ore al giorno per allenarsi. Al termine della seduta veniva sanificata con attenzione prima di far entrare il team successivo. Le partite sono state giocate nelle arene all’interno del resort e i giocatori dovevano presentarsi già cambiati. Regole dure che hanno inizialmente fatto storcere il naso ai cestisti ma le mille attività a disposizione di tutti hanno corretto il tiro.

Gli hotel era provvisti di aree svago con console, biliardi e piscine a disposizione dei soli membri delle franchigie. C’era anche la possibilità di pescare in un laghetto artificiale, di poter giocare a golf, di poter andare a ristorante, dal barbiere o a farsi la manicure. Restrizioni personali quindi al limite e comodità di qualsiasi tipo per evitare reclami. L’unico caso di mancato rispetto delle regole è stato quello di Danuel House Jr, cacciato dalla Bolla per aver ospitato una donna in albergo.

Bolla applicabile alla Serie A?

Ora arriviamo al punto del discorso: tutto questo è applicabile alla Serie A? Noi crediamo realisticamente di no. In primis le infrastrutture in Italia scarseggiano e sicuramente non sono al livello di quello Made in Usa. Il Disney World Resort di Orlando si estende per 110 km² e nello stesso periodo ha potuto ospitare anche i playoff di MLS, la lega di calcio statunitense. Organizzare un tale spazio sul suolo italico sembra impossibile e anche i comfort per i calciatori non sarebbero equiparabili al lusso degli hotel di Mickey Mouse.

Se tutto questo venisse magicamente trovato, esisterebbe comunque un’altra grande ombra sul calcio italiano: la Uefa. Il massimo organo europeo ha fatto capire l’importanza primaria delle coppe europee, intrecciate a doppio filo con il calendario di A. Le 7 squadre che partecipano a Champions ed Europa League dovrebbero in continuazione uscire dalla Bolla per giocare le proprie partite in campo internazionale. Questo comporterebbe delle quarantene al rientro con slittamento di tante gare di campionato.

Infine subentra la volontà dei calciatori che già in questo periodo hanno mostrato tanta insofferenza verso le quarantene o gli isolamenti fiduciari. Convincere tutti e 25 i giocatori di 20 club sarebbe un compito arduo per chiunque voglia provarci. Detto questo è innegabile che questa risulta una soluzione perfetta per evitare i tanti contagi che stanno bersagliando i club. Allenatori come De Zerbi hanno espresso la loro volontà verso la Bolla ma non pensiamo si possa andare oltre l’idea.

Sicuramente il calcio italiano, dopo i casi Genoa e Inter, dovrà andare incontro a delle prese di posizione per provare a terminare il campionato. Che sia la Bolla, un protocollo rigido e severo o un cambio del format (playoff/playout) il proseguimento della stagione così come è ora appare davvero un miracolo.


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