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NBA Tales – Chris Paul: una serie infinita di What If!

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Nuova puntata della rubrica dedicata ai campioni dell’NBA. Oggi tocca a Chris Paul, il play che doveva rendere grandi i Los Angeles Clippers

Generation Sport presenta NBA Tales, una rubrica sulle storie dei protagonisti del basket. Ci sarà una storia legata ad ognuna delle 30 franchigie NBA più 10 racconti “fuori categoria” per colmare il vuoto causato dal Covid-19. È il turno di parlare di Chris Paul, l’uomo che lotta contro la sfortuna, sempre alla ricerca della gloria.

Capire CP3

Negli States, nel mondo dello sport in particolare si parla spesso di What If che possiamo tradurre con cosa sarebbe successo se. Il destino si paragona ad una porta girevole e non si sa mai da che parte si finisce. Alcune volte regala soddisfazioni e si fa parte dei vincenti, altre invece si è sconfitti e si inizia a pensare a come sarebbe potuta finire. Cosa sarebbe successo se un tiro fosse entrato, se un giocatore non si fosse infortunato, se un operazione di mercato si fosse conclusa. La carriera di Chris Paul in NBA è stata finora tutto questo, una serie infinita di sfortune che non ha permesso di coronare un sogno, un grande What If. Uno dei più grandi interpreti di questo gioco, un prescelto per cambiare la storia di una franchigia che deve fare sempre i conti con la sfortuna.

Genesi di un playmaker

Chris Paul nasce a Winston-Salem in North Carolina e sin da bambino viene introdotto al basket. Il padre Charles, ex atleta, decide infatti di insegnare al figlio sia la pallacanestro che il football per assicurargli un futuro nello sport. A Chris però piace la palla a spicchi e sviluppa i suoi fondamentali, mostrando qualità importanti da playmaker. Durante le estati, il ragazzo trascorre gran parte del tempo con il nonno Nathaniel Jones lavorando in una stazione di servizio. Chris dirà sempre di aver imparato tanto in quegli anni e di aver trovato nel nonno il suo migliore amico.

Chris Paul da ragazzo

Il giovane Paul si iscriverà alla West Forsyth High School di Clemmons e farà parte della squadra sin dal primo anno. Il ragazzo si farà notare e diventerà uno dei migliori prospetti della nazione tanto da essere nominato Mr. Basketball dal giornale The Charlotte Observer. Durante l’ultimo anno, Chris subisce però una perdita molto importante: nonno Nathaniel viene pestato in un parco e muore all’età di 61 anni. Tre giorni dopo il triste evento, il ragazzo ha una partita e decide di omaggiare il nonno nell’unico modo che conosce. Chris segnerà 61 punti, uno per ogni anno, sbagliando di proposito l’ultimo tiro libero a sua disposizione. Paul finisce con medie di oltre 30 punti e 9 assist a partita che gli varranno l’inserimento nel McDonald’s All-American, l’All-Star Game delle scuole superiori.

La vita nel college

Arriva il momento della scelta del college e Chris sceglie di stare vicino casa alla Wake Forest University. Nel suo anno da rookie, Chris Paul dominerà tante delle statistiche della squadra che porterà fino alle migliori 16 del torneo NCAA. La sua grande stagione gli permette di vincere il titolo di Matricola dell’anno. Il secondo anno parte fortissimo per Paul e i suoi Demon Deacons tanto da raggiungere il primo posto, mai successo nella storia del college.

Nell’ultima gara dell’anno però arriva il primo What If nella carriera di Chris. Si gioca Wake Forest contro NC State, Chris in un azione di difesa perde le staffe e tira un pugno nelle parti basse di Julius Hodge, guardia passata anche a Varese e Scafati. Questo episodio gli costa la sospensione per una partita ma soprattutto macchia la figura pubblica del ragazzo. La squadra verrà battuta dalla meno accreditata West Virginia al secondo turno, per molti a causa di problemi nello spogliatoio.

Il Draft e Katrina

Chris Paul e Stern al Draft 05

Il 15 aprile 2005 Chris Paul decide di ingaggiare un agente e rendersi eleggibile per il Draft. Il nativo di Winston-Salem viene chiamato alla quarta scelta dai New Orleans Hornets. Tuttavia quell’anno sulla città della Louisiana si abbatte il terribile uragano Katrina che distrugge gran parte della città. La squadra quindi viene spostata ad Oklahoma City per due stagioni. Chris gioca una grandissima stagione da rookie dominando tutte le classifiche e vincendo la classifica della NBA per palle rubate. La sua grande stagione gli vale il premio di NBA Rookie of the Year, fallendo l’unanimità per un solo voto. Nella seconda stagione le statistiche di Paul migliorano ma deve andare incontro ai primi infortuni della sua carriera. Nei suoi primi due anni New Orleans non riesce ad agguantare i playoff e le stagioni di Chris si chiudono in anticipo.

La consacrazione e il quasi MVP

Chris Paul e Carmelo Anthony

La stagione 2007/08 vede l’All-Star Weekend a New Orleans per inaugurare il nuovo palazzetto degli Hornets. Chris è il beniamino di casa e viene quindi premiato con la sua prima apparizione all’All-Star Game. La regular season è fantastica e NOLA spesso comanda la Western Conference, chiudendo tuttavia al secondo posto con 56 vittorie e il record della franchigia. CP3 è il leader di quella squadra, chiude con 21.1 punti e 11.6 assist di media. Tutto ciò non gli consente di vincere il premio di MVP, finendo secondo alle spalle di Kobe Bryant.

Gli Hornets nel primo turno affrontano i Dallas Mavericks e in gara 1 Paul fa subito capire l’andazzo piazzando 35 punti. Nella seconda gara firma addirittura il record di franchigia di assist con 17 e New Orleans passa il turno dopo 5 gare. Alle semifinali l’avversario è San Antonio ma dopo una lunga serie di 7 gare, gli Hornets devono abdicare.

Gli infortuni sulla strada del play

Nell’estate del 2008 Chris porta il Team USA alla conquista della medaglia d’oro olimpica. Tutto questo gli permette di firmare una ricca estensione di contratto con New Orleans. La stagione vede un ulteriore incremento delle medie di Paul, partecipa ad un altro All-Star Game ma New Orleans si infrange al primo turno contro i Denver Nuggets di Carmelo Anthony. Chris vuole riscattare la brutta prestazione ma, dopo un inizio a rilento, la società decide di esonerare il coach. La decisione non viene presa bene dal ragazzo che contesta la scelta in TV dichiarando di non essere stato consultato. Arriva il secondo What If: CP3 si strappa la cartilagine del ginocchio sinistro e inizia ad avere una predisposizione agli infortuni. Gli Hornets senza lui non riescono ad esprimersi e mancano l’approdo ai playoff.

La regular season 10-11 parte subito con uno spavento. Chris Paul subisce una commozione cerebrale dopo uno scontro di gioco contro i Cavaliers ed è costretto ad uscire in barella. L’infortunio per fortuna è meno grave del previsto e Chris torna alla grande portando nuovamente New Orleans alla post-season. Il primo avversario sono subito i Los Angeles Lakers, campioni uscenti. Paul gioca due gare fantastiche con 33 punti e 14 assist in Gara 1 e una tripla-doppia in gara 4. Questo non basta però agli Hornets che vengono eliminati per 4-2 dai gialloviola.

Da quasi Lakers al salva Clippers

La presentazione ai Clippers

Causa lockout, la stagione 2011/12 inizia in ritardo e Chris decide di annunciare allo staff degli Hornets, in quel momento l’NBA poiché era in atto un cambio di proprietà, di non voler rinnovare il contratto in scadenza. Il GM, per non perdere il ragazzo a 0, decide di ascoltare le offerte di scambio. Qui arriva il terzo What If della carriera di Paul. L’8 dicembre 2011 gli Hornets trovano un accordo di trade a tre con i Lakers e i Rockets con Paul in gialloviola. La trattativa però salta perche il commissioner David Stern all’ultimo dice di no.

Stern dichiarerà di averlo fatto per il bene della franchigia ma molti lo vedranno come una mossa per evitare di creare un super team a Los Angeles. 7 giorni dopo la trattativa va in porto ma con l’altra squadra di LA, i Clippers. Paul (e due seconde scelte del draft 2015) passa ai Los Angeles Clippers in cambio di Eric Gordon, Chris Kaman, Al-Farouq Aminu ed una prima scelta del draft 2012.

La nascita della Lob City

I Clippers erano considerati la parte meno nobile della fantastica città di Los Angeles. I cugini gialloviola dominavano la California per palmares mentre loro erano sempre stati sconfitti. L’arrivo di Paul, doppio oro olimpico, al fianco di Griffin e DeAndre Jordan permetteva alla franchigia di sognare il fantomatico titolo. Il grande gioco offensivo tra i tre porta a soprannominarli “Lob City” poiché spesso chiudevano a canestro con schiacciate in alley-oop. La stagione va nel migliore dei modi e arriva la qualificazione ai playoff. Dopo una sofferta serie contro i Memphis Grizzlies vinta in gara 7, i Clippers vengono “sweepati” dagli Spurs.

La Lob City: Griffin, Paul, Jordan

La seconda stagione ai Clippers sembra molto promettente per Chris. Il ragazzo vincerà infatti l’MVP dell’All-Star Game del 2013 dove porterà alla vittoria l’Ovest. La Lob City chiuderà la regular season al quarto posto con il record di 56 vittorie, il migliore nella storia della franchigia. La post season però è un altra cosa e i Clippers vengono eliminati al primo turno da Memphis.

La RS successiva vede una vittoria in più della precedente nonostante CP3 sia assente per più di un mese a causa di un infortunio. Il primo turno dei Clippers vede una serie lunga vinta in gara 7 contro Golden State. Alle semifinali contro gli Oklahoma City Thunder si arriva a gara 5 sul 2-2, il cosiddetto pivot game, e Paul era considerato uno delle cause che portano alla vittoria Durant e compagni. Il ragazzo sente troppo la pressione delle aspettative e esplode con un “Everything that happened ad the end is on me”. Tutto quello che accade è su di me, me ne prendo le responsabilità anche se non è colpa mia.

La prima volta clutch, l’ennesimo What If

Paul allora vuole mostrarsi al meglio per la stagione 14-15 che porta il play a giocare tutte e 82 le partite di regular season per la prima volta in carriera. Il primo avversario sono i San Antonio Spurs che spesso hanno bloccato Chris ai playoff. Ne esce una serie intensa che arriva fino alla settima gara allo Staples Center. Paul però si prende la sua prima vera rivincita della sua carriera. Con un secondo dal termine il numero 3 piazza il tiro del sorpasso che permette ai suoi di approdare alle semifinali. Tutto ancora più epico poiché Paul gioca gran parte della gara con un infortunio al tendine del ginocchio. Per la prima volta Chris si trova dalla parte giusta della storia.

Se la fortuna è cieca però, la sfiga ci vede benissimo e a causa di questo infortunio Paul deve saltare le prime due gare contro gli Houston Rockets. Le sfortune di Paul non finiscono certamente qui. Infatti sorprendentemente i Clippers si trovano avanti 3-1 con 3 gare per poter arrivare alle finali di Conference. La squadra però si scioglie come neve al sole e Houston passa il turno. L’ennesima delusione, l’ennesimo chissà come sarebbe andata se non ci fossero stati gli infortuni.

Addio ai Clippers

Chris vuole rifarsi e allora decide di prendersi ancora di più per mano la squadra. Gli infortuni di Griffin e Jordan inoltre lo caricarono ancora di più di responsabilità. Nel primo turno di playoff contro i Portland Trail Blazers sul 2-1 per i Clippers, Paul si rompe la mano e dice addio per l’ennesima volta alla speranza di titolo. I LA Clippers perderanno poi quella serie per 4-2. Quella che sarà poi l’ultima stagione in California vede il solito copione della vita di Chris Paul. Infortunio che condiziona la stagione, eliminazione al primo turno per mano degli Utah Jazz.

È l’epilogo della storia d’amore tra Paul e i Clippers. L’uomo arrivato per costruire la mentalità della franchigia viene scambiato perché non ha soddisfatto le attese. La Lob City aveva promesso faville ma alla fine sono state tutte disilluse. Certo gli infortuni in serie di Paul e Griffin su tutti hanno condizionato quegli anni ma “la fortuna aiuta gli audaci” e forse quei Clippers non lo sono stati abbastanza. Fine della storia a LA ma non la fine per la carriera del playmaker.

Harden e CP3

Houston: ad un passo dalla gloria

Il 28 giugno 2017 Paul viene ceduto agli Houston Rockets in cambio di Patrick Beverley, Lou Williams, Sam Dekker, Montrezl Harrell, Darrun Hilliard, DeAndre Liggins, Kyle Wiltje, una prima scelta protetta al draft 2018. L’accordo fa felice il numero 3 perché arriva in una piazza vogliosa di vincere. Molti hanno dei dubbi sulla compatibilità con la stella dei Rockets James Harden ma i due, guidati da Mike D’Antoni, fanno subito cambiare idea. Nonostante qualche stop forzato, Chris gioca una gran stagione e Houston chiude con il miglior record dell’NBA con 65 vittorie. I playoff iniziano con il botto e un secco 4-1 rifilato ai Minnesota Timberwolves. Nelle semifinali distruggono gli Utah Jazz con lo stesso punteggio e Paul in gara 5 chiude la serie con 41 punti (8 triple), il suo massimo ai playoff.

Per la prima volta nella sua carriera Chris Paul si sta giocando le finali di Conference, sembra essere arrivato il momento in cui si riscuote dalla sfortuna. Gli avversari sono i fortissimi Golden State Warriors ma se qualcuno ha dimostrato di poterlo battere in stagione sono proprio i texani. Chris gioca 5 gare fantastiche che permettono ai Rockets di portarsi sul 3-2. Altro What If: al termine di gara 5 Chris sente tirare e capisce di essersi fatto male al bicipite femorale. Ancora il destino a frapporsi, un’altra delusione, l’ennesimo infortunio. Manco a dirlo i Warriors vinceranno le due gare finali e poi vinceranno il titolo contro Cleveland.

Perchè il destino si accanisce in questo modo con una persona? Perché proprio sul più bello? Ad un passo dalla gloria. La stagione 18/19 parte con un grande adeguamento di contratto che lo portano ad essere una delle star della lega. CP3 vuole quel maledetto titolo ma il legame di squadra quest’anno sembra meno solido. Houston si qualifica con largo anticipo ai playoff e al primo turno si sbarazza di Utah. In semifinale però ancora Golden State, una vera bestia nera. I Warriors avevano eliminato già 3 volte negli ultimi 4 anni i Rockets e questa volta volevano fargliela pagare. I californiani però sono troppo forti per Chris e compagni e ancora una volta devono dire addio al sogno del titolo. Il legame con Houston termina il 16 luglio del 2019 quando viene scambiato agli Oklahoma City Thunder nell’affare che porta Westbrook ai Rockets.

La nuova vita con i Thunder

CP3 in maglia Thunder

In questa stagione, bloccata dal Covid-19, Chris ha trovato un grande compagno come Danilo Gallinari e i due stavano facendo molto bene. La figura di Chris Paul è diventata anche istituzionale a partire dal 2013 venendo eletto presidente della NBPA, l’associazione dei giocatori della lega. È stato uno degli artefici del licenziamento di Donald Sterling, ex proprietario dei Clippers, dopo alcune frasi razziste nel 2014. Da 7 anni quindi la vita di Chris si dedica all’NBA sia dentro che fuori al parquet. La carriera di CP3 riprenderà il 31 luglio con il ritorno in campo e potremmo continuare ad ammirarlo vicino al nostro Danilo.

Non sappiamo se ci saranno altri What If fino a che non deciderà di dire basta, non sappiamo se la sua carriera terminerà senza un lieto fine e non possiamo sapere come sarebbe andata tutte quelle volte. Tuttavia le sconfitte e il fallimento non scalfiranno la figura di uno dei playmaker più forti della nostra epoca e forse del gioco, uno dei più grandi passatori e “stealers” che abbia avuto la Lega. Noi auguriamo a Chris Paul di raggiungere quel traguardo che ha tanto agognato e che forse almeno un poco merita per dare maggiore lustro alla sua figura. What If Chris…


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