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NBA Tales – LeBron James: genesi di un Prescelto!

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Nuova puntata della rubrica dedicata ai campioni dell’NBA. Oggi tocca a LeBron James, The Chosen One per i Cleveland Cavaliers

Generation Sport presenta NBA Tales, una rubrica sulle storie dei protagonisti del basket. Ci sarà una storia legata ad ognuna delle 30 franchigie NBA più 10 racconti “fuori categoria” per colmare il vuoto causato dal Covid-19. Il protagonista di questa puntata sarà LeBron James, l’uomo che è riuscito a portare il titolo in quel di Cleveland.

The Chosen One

La vita di un predestinato può sembrare a molti come una manna dal cielo sin dalla nascita. In realtà il talento è controbilanciato da molte difficoltà che solo un uomo forte può superare. L’attenzione dei media sin da ragazzo, la convinzione di non poter mai fallire, l’attenzione su ogni decisione presa e il peso dello sconfitta sono macigni enormi da sopportare. LeBron James ha dovuto affrontare tutto questo (e lo sta ancora facendo! ) perché definito The Chosen One, il prescelto per dominare l’NBA. LBJ ha lavorato su se stesso, non demordendo mai e alla fine ha trovato la sua ricompensa in quel titolo conquistato dai suoi Cleveland Cavaliers nel 2016.

LeBron James da bambino

LeBron Raymone James nasce ad Akron, a 60 km da Cleveland, di certo non un posto raccomandabile per crescere un figlio. Il bambino non ha un padre e cresce solo con la madre Gloria poco più che sedicenne. Gloria ha intenzione di diplomarsi quindi nei suoi primi anni, LeBron vivrà spesso con la nonna Freda. La madre di Gloria vive ad Hickory Street assieme agli altri due figli e aiuta la gente del quartiere.

Ad Hickory Street, il Bronx di Cleveland, c’è bisogno di impegnarsi e la madre con i due fratelli cercano di sbattersi fra tanti lavori per dar da mangiare al piccolo. Il basket, e la prima brutta notizia, arriva per LeBron nel Natale del 1987 quando la madre e il suo compagno di allora decidono di comprargli un canestro. Proprio quel giorno mentre il bambino si divertiva con la palla, Nonna Freda muore per un infarto e inizia un periodo molto difficile per Gloria e LeBron. I due iniziano a peregrinare per 5 anni, cambiando spesso abitazione poiché spesso non riuscivano a pagare l’affitto.

I Walker e la sua prima squadra

Tutta questa povertà inizia ad incupire il piccolo LeBron che cresce da solo, lontano dagli altri bambini e spesso non va neanche a scuola. A 10 anni però la vita di quello che sarà il Prescelto cambia in positivo: il grande fisico mostrato incuriosisce e non poco il signor Kelker, allenatore della squadra di football di Akron South Rangers Pee Wee. Qui fa la conoscenza di Frankie Walter Jr. e in modo particolare di suo padre Frank Sr., benefattore che lo accoglie in casa.

LeBron inizia a rigare dritto: va a scuola, porta buoni voti a casa e non è costretto a cambiare appartamento da un momento all’altro. Con la madre si vede nei weekend, permettendole di crearsi un futuro più liberamente. LeBron ritrova il contatto con il basket nella AAU (Amateur Athletic Union) formando gli Shooting Stars. Nel ’95 Gloria ha trovato finalmente un lavoro e un tetto stabile cosi LBJ torna a vivere con la madre.

Il 1998 è invece l’anno dell’high-school e LeBron grazie ad una borsa di studio viene preso alla St. Vincent & St. Mary High School. Qui lo seguono i suoi amici degli Shooting Stars (Dru Joyce, Sian Cotton, Willie McGee e Romeo Travis) dove allenati da coach Dambrot formeranno una delle squadre più dominanti fra le scuole superiori. Proprio Dambrot sarà la miccia che alimenterà la voglia di migliorarsi per LBJ e creargli quella mentalità vincente che ancora oggi gli permette di dominare l’NBA. Gli Irish, nome della squadra, domineranno già dal primo anno vincendo 27 gare e perdendone 0. LeBron attira tutte le attenzioni su di sé per quella leadership che non si era mai vista in un ragazzino così giovane. Nell’estate del 2000 il ragazzo parteciperà a parecchi tornei in giro per la nazione, impressionando a tal punto che Nike e Adidas inizieranno a corteggiarlo.

Il team Irish (Photo by Garrett Ellwood/NBAE via Getty Images)

La fama e il titolo di Sports Illustrated

Gli Irish diventano cosi la prima squadra delle high school ad essere sotto contratto con Adidas e vengono seguiti da migliaia di gente in ogni partita. Spesso si vedono star dell’NBA come Shaquille O’Neal o Kobe Bryant tra gli spalti ad ammirare questi ragazzi fenomenali. Vincono di nuovo il titolo nel secondo anno mentre nel terzo, orfani di coach Dumbrot, perderanno in finale contro Cincinnati.

È una sconfitta bruciante per LeBron che per la prima volta verrà attaccato per non aver rispettato gli standard che gli altri gli attribuivano. Tutto ciò arrivava dopo la vera e propria incoronazione a prescelto. Il 18 febbraio 2002 infatti Sports Illustrated, la più famosa rivista americana sportiva, metteva il giovane LeBron James in copertina con il numero 23 sulla canotta degli Irish e la scritta “The Chosen One”. La vita del diciassettenne cambia e diventa un inferno con orde di giornalisti assiepati agli allenamenti, gente che chiede autografi e la scuola presa d’assalto.

La copertina di Sports Illustrated

Tutto ciò che vedeva LBJ al centro diventava motivo di tensione e polemica. Durante l’ultimo anno di high school infatti si scatenarono due “scandali” sul 23. Prima il cosiddetto Hummergate: l’acquisto da parte della madre al suo compleanno di una Hummer H2, una macchina di lusso, che provocò non poche critiche.

Dopo poche settimane ci fu invece il Jerseygate per delle camice regalate a LeBron da parte di un commesso violando le regole della Ohio High School Athletic Association. Il tutto si chiuse con due giornate di squalifica che non compromisero però la vittoria finale del campionato da parte degli Irish. Ora ci sarebbe dovuto essere l’approdo in NCAA ma tante cose fecero intuire come The Chosen One si fosse reso eleggibile sin da subito per il Draft. Prima l’iscrizione a tre tornei, vietato dall’NCAA, poi la scelta di Aaron Goodwin come agente e il legame con Nike per 7 anni a 90 milioni di dollari.

Dalle high-school ai Cleveland Cavaliers

Il 26 giugno 2003 David Stern annuncia LeBron James prima scelta per i Cleveland Cavaliers. Da qui la storia della franchigia dell’Ohio cambia radicalmente. Fino a quel momento infatti la città di Cleveland non aveva una grossa fama: veniva etichettata come Mistake on the Lake letteralmente “l’errore sul lago” per le costanti difficoltà economiche cittadine. Anche in campo sportivo non aveva mai raggiunto grosse soddisfazioni e l’arrivo del Prescelto nato ad Akron sembrava ai tifosi di assomigliare all’arrivo di Gesù.

Clamoroso come Cleveland nell’anno pre-James avesse avuto zero dirette nazionali, alla stesura dei calendari 2003-04 le gare in diretta era ben 13, con la prima il 29 ottobre 2003 contro i Sacramento Kings. Il debutto di LeBron è importante con 25 punti, 9 assist e 6 rimbalzi ma una sconfitta per i Cavs. L’anno da rookie va benissimo: gioca 79 gare, piazza 20 punti di media a partita con 5 rimbalzi e 5 assist copiando le prestazioni di Oscar Robertson e Micheal Jordan. Come normale che fosse alla fine dell’anno vince il premio di Rookie of The Year ma non riesce a portare Cleveland ai playoff.

Nell’estate 2004 arriva l’Olimpiade di Atene e il Team USA lo chiama ma il coach Brown non lo fa giocare molto. Gli Stati Uniti chiudono con una medaglia di bronzo che è portata in patria come un disonore. Inizia la seconda stagione e il finale è lo stesso della precedente: Cavaliers fuori dalla post season. LeBron però migliora ulteriormente le proprie statistiche con 27 punti di media (e 56 in un match pazzesco contro i Raptors) e il 19 gennaio 2005 si leva la soddisfazione della prima tripla doppia contro i Portland Trail Blazers.

LeBron nella prima esperienza ai Cavs

Ad inizio della terza stagione ci sono un po di cambiamenti in quel di Cleveland, soprattutto con il cambio d’allenatore e l’arrivo di Mike Brown. Non ci fu scelta più azzeccata con il record di 50 vittorie e 32 sconfitte e i playoff conquistati dopo più di 10 anni. Il primo ostacolo sono i Washington Wizards e The Chosen One esordisce con una tripla doppia da 32 punti, 11 assist e 11 rimbalzi che sancirono la vittoria.

Dopo la sconfitta in gara 2, nel terzo match James la decide a 5 secondi dalla fine con un appoggio al tabellone. I Wizards si portarono sul 2-2 ma con altre due prestazioni monstre e estremamente clutch James chiuse le ostilità a favore dei Cavs in gara 6. Terminò la sua prima serie dei playoff con 35.7 punti di media dimostrandosi forte anche nei momenti decisivi. Alle semifinali di Conference arrivarono i Detroit Pistons che grazie alla loro grande difesa e esperienza riuscirono a battere i Cavs dopo 7 gare.

La bruciante sensazione della sconfitta

L’anno 2006-07 può essere riconosciuto come l’inizio dell‘era LeBron. I Cavs si qualificarono agilmente per i playoff con il numero 23 autore dell’ennesima grande stagione. Lo sweep sui Wizards e il 4-2 contro i Nets, consegnarono ad LBJ di nuovo i Pistons. Dopo le prime due gare a favore dei Bad Boys 2.0, Cleveland e il suo re prendono confidenza e ribaltano la serie vincendone 4 di fila. Decisiva la prestazione senza precedenti di The Chosen One in gara 5, portata a casa dopo due overtime con 29 degli ultimi 30 punti di squadra. I Cavs arrivano per la prima volta nella loro storia alle Finals NBA ma la forza dei San Antonio Spurs gli infligge una pesante sconfitta. Uno sweep subito che LeBron non digerirà mai nonostante le belle parole di Tim Duncan a fine serie: “Un giorno questa Lega sarà tua”.

Il quinto anno di LBJ ai Cavs vede una piccola flessione della squadra in RS ma il ragazzo vincerà il titolo di miglior marcatore. Quest’anno però c’era un diverso avversario sulla strada di LeBron: i nuovi Celtics di Kevin Garnett, Paul Pierce e Ray Allen, i cosiddetti Big 3. Il 23 batte facilmente Washington al primo turno e al secondo ecco Boston. La serie arriva a gara 7 grazie soprattutto alla spinta decisiva del Chosen One, grossa la differenza fra i due roster in favore dei verdi. L’ultimo match nonostante 45 punti per James si traduce con una sconfitta per Cleveland che anche in questa stagione vede da lontano l’anello.

Due volte MVP e la fine con i Cavs

La stagione 2008-09 verrà di certo ricordata come quella della consacrazione definitiva. LBJ porta sulle spalle Cleveland al miglior record dell’NBA con 66 vittorie. Dopo 6 anni dal suo ingresso nella Lega arriva il giusto riconoscimento con il titolo di MVP. LeBron decide di essere premiato dove tutto ha preso forma: nella palestra di St. Vincent-St. Mary con gli amici e tutti coloro che l’hanno visto crescere. Il discorso è molto commuovente e mostra il LeBron legato alla madre Gloria, ai Walker, agli Shooting Stars, a tutti coloro che hanno creduto in lui quando le cose non andavano bene. Il ragazzo trattiene a stento le lacrime e mostra il lato umano del Prescelto.

Il pensiero del nuovo MVP va però ancora all’anello e il viaggio nei playoff inizia benissimo con due 4-0 rifilati a Detroit e Atlanta. In finale di Conference arrivano gli Orlando Magic del Defensive Player of the Year Dwight Howard. Nonostante ci fosse ancora un James dominante, a festeggiare sono ancora gli altri e Cleveland si lecca nuovamente le ferite. Il 2009-10 è l’ultima stagione da contratto di LBJ ma la dirigenza dei Cavs non fa mosse importanti (arriva solo Shaq a fine carriera) per migliorare la squadra. The King si infuria e al termine di una stagione conclusasi ancora con un altro MVP ma sconfitti in semifinale ancora da Boston, decide di diventare free agent.

The Decision: arrivo a South Beach

L’8 luglio 2010 va in scena uno strappo fra LeBron James e molta opinione pubblica. Il 23 infatti decide di annunciare la sua nuova squadra tramite una diretta televisiva messa in piedi per esaltarne la sua figura: The Decision. Alla fine di una lunga intervista il ragazzo di Akron annuncia il suo passaggio ai Miami Heat. La squadra della Florida aveva già a roster Dwayne Wade e aveva firmato Chris Bosh. Questa scelta fu vista da molti come un segno di debolezza da parte di LeBron, alla ricerca di un super team per vincere. Fu paragonato a Kobe e Micheal, fedeli ad una franchigia anche nei momenti bui. James fu massacrato dai suoi ex tifosi con maglie bruciate ma l’ambizione per la conquista di un titolo all’età di 26 anni era troppo forte per rimanere in quel di Cleveland.

La prima stagione agli Heat si conclude come quella ai Cavs, con una sconfitta alle Finals. Dopo aver eliminato Philadelphia 76ers e essersi preso la rivincita dell’anno prima sui Boston Celtics, Miami batte per 4-1 in finale di Conference i Chicago Bulls di Derrick Rose. All’atto finale però c’è il remake delle Finals 2006 ma questa volta Dirk Nowitzki e Dallas hanno la meglio sugli Heat. LeBron gioca delle gare sotto le aspettative e la critica si fa pesante sul 6 (con il passaggio a Miami cambiò numero). Lui non si lascia scoraggiare e inizia a lavorare sodo per tutta l’estate (aiutato da Hakeem Olajuwon).

Finalmente l’anello!

La stagione 2011-12 da i suoi frutti con un secondo posto ad Est e il terzo titolo di MVP della stagione. Ai playoff dopo aver passeggiato sui New York Knicks e lottato contro gli Indiana Pacers, LeBron incontra ancora una volta Boston. Ne esce una serie pazzesca che sotto 3-2, Miami riesce a portare a casa. Contributo fondamentale di The Chosen One in gara 6 con 45 punti, 15 rimbalzi e 5 assist ed una percentuale al tiro del 73%.

Alle Finals si trova difronte i freschi Oklahoma City Thunder di Durant e Westbrook e dopo aver perso gara 1, Miami ne vince 4 di seguito e porta a casa il Larry O’Brian Trophy. Si tratta del primo anello (e dell’MVP delle Finals) per LeBron James che è riuscito finalmente a raggiungere il suo obiettivo. È una vera e propria liberazione per il ragazzo che adesso si è tolto un fardello dalla testa.

I festeggiamenti del primo titolp

I due atti contro gli Spurs e il ritorno a casa

La stagione successiva nasce con la voglia di bissare il titolo e Miami mostra tutta la sua forza in regular season piazzando 27 vittorie di fila, la seconda striscia di sempre. James vince il quarto titolo di MVP non raggiungendo l’unanimità per un solo voto. Bucks e Bulls non sono avversari forti nei primi due turni, più problemi li creano i Pacers ma Miami raggiunge per il terzo anno le finali.

Quest’anno difronte ci sono i San Antonio Spurs che avevano inflitto la sconfitta più dolorosa ad un giovane LeBron. La serie è inizialmente in mano ai texani che ad 1 minuto dalla fine di gara 6 avevano cucito il titolo. Tuttavia una rimonta pazzesca e il canestro da 3 allo scadere di Ray Allen consegna i supplementari a Miami che poi conquisterà le ultime due gare. Si tratta del titolo back-to-back per la franchigia della Florida e il secondo MVP delle Finals per il 6.

Il tiro di Ray Allen

La stagione 13-14 inizia subito con un problema per Wade che caricherà LeBron di nuove responsabilità. Il nativo di Akron le accoglie e nella gara contro i Charlotte Bobcats con la maschera (per un infortunio al naso) piazza il suo carrier-high con 61 punti. Ai playoff Miami si sbarazza facilmente di Bobcats, Nets e Pacers e trova nuovamente gli Spurs alle finali. Questa volta però la franchigia texana si mostra nettamente più forte degli Heat che crollano per 4-1 con LeBron rimasto l’unico a lottare. Si tratta dell’ultimo match di James con la canotta degli Heat perché non esercita la player option nel suo contratto. L’11 luglio 2014 con una lettera su Sports Illustrated annuncia il suo ritorno a Cleveland. “I’m coming home”.

Cavs-GSW prima parte

Ai Cavs trova nel roster il sophomore Kyrie Irving e la società acquista Kevin Love per creare intorno a LeBron una squadra da titolo. La stagione va nel migliore dei modi con il secondo posto ad Est e primi tre turni di playoff passati come acqua fresca. Troppo poco Celtics, Bulls e Hawks per il 23 (torna al suo numero) e le quarte Finals consecutive per The Chosen One vedono opporsi i Golden State Warriors. I californiani avevano costruito una grande squadra capace di assicurarsi il primo posto ad Ovest. Le finali di James sono qualcosa di clamoroso ma l’infortunio di Irving in gara 1 e l’apporto scarso del roster consegna il titolo alla franchigia di San Francisco.

“Cleveland, This is for you!”

La stagione 15-16 inizia per Cleveland con la voglia di vincere il titolo e la regular season si chiude con il miglior record ad Est. Solo ad Est perché Golden State aveva chiuso la stagione con 73 vittorie su 82 e il miglior record di sempre. I playoff nella Eastern sono uno scherzo con due sweep inflitti a Detroit e Atlanta e un 4-2 in scioltezza su Toronto. Le Finals non cominciano bene per i Cavs che vengono umiliati nelle prime due gare. Il moto d’orgoglio in gara 3 viene però smorzato dalla vittoria gialloblu in gara 4. Il punteggio dice 3-1 per i Warriors e mai nessuno era riuscito a ribaltare un tale passivo. Mai nessuno fino ad ora!

I Cavs infatti guidati dai 41 di James e Irving riaprono la serie vincendo gara 5 e 6. Si arriva a gara 7 a San Francisco dove i Cavs sono fischiati in ogni momento. La partita è tesissima con entrambe le squadre a lottare per il titolo ma l’animo e la forza del 23 escono fuori. Ed esce fuori soprattutto in un azione a due minuti dalla fine poi rinominata “The Block”. Iguodala era in contropiede pronto a piazzare i due punti che avrebbero chiuso la serie in favore dei californiani ma non aveva fatto i conti con il ragazzo di Akron. LeBron con un recupero straordinario di corsa e atletismo stampa al tabellone la palla e permette ai suoi di risollevarsi psicologicamente. La tripla finale in step back consegnerà finalmente il primo titolo della storia ai Cleveland Cavaliers.

La nuova missione ai Lakers e l’uomo fuori dal parquet

Il pianto liberatorio di LeBron

La gioia di LeBron esplode in un “Cleveland This is for you” proprio per indicare la missione che il ragazzo si era imposto sin dal momento in cui aveva lasciato la propria città anni fa. Era il destino del Prescelto, di un uomo che avrebbe cambiato per sempre l’NBA. Doveva essere lui il protagonista di un impresa simile e lo ha fatto da leader e nel modo più storico e incredibile possibile. È la redenzione per il pubblico che l’aveva accusato prima anche sul lato umano dove LeBron non ha mai mancato. Il ragazzo ha sempre speso tante energie per il suo apporto alla comunità di Cleveland. Soprattutto a quella parte povera ricordando i suoi trascorsi da bambino. Ha deciso quindi di aprire una scuola per permettere ai ragazzini dei meno fortunati di potersi diplomare ed avere un futuro.

Noi terminano la storia di The Chosen One qui nonostante adesso stia affrontando una nuova sfida con la maglia dei Los Angeles Lakers e negli anni passati abbia portato altre due volte Cleveland alle Finals poi entrambe perse contro Golden State. Il motivo è semplice: quello raggiunto da LeBron James con Cleveland è la ciliegina sulla torta magnifica che ha costruito. Tuttavia sappiamo che per il prescelto lo stimolo per nuove sfide è fondamentale e siamo sicuri le supererà da King.

LeBron in casacca Lakers

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