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F1 – La Red Bull punta su un proprio motore. Cosa comporta?

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La Scuderia austriaca produrrà Power Unit proprie, ma quale sono le conseguenze a breve termine di questa scelta?

L’addio di Honda, annunciato nel 2020 e che avverrà al termine del 2021, ha scombussolato i piani della Red Bull, la quale si è ritrovata con ben quattro auto (calcolando le AlphaTauri) senza una garanzia sicura sul fronte motore.

Dopo essere passati per l’ipotesi “motore Renault“, osteggiata da entrambe le parti, alla fine la Red Bull è riuscita ad ottenere un accordo con Honda, con cui avrà diritto di utilizzare il loro motore, tenendolo aggiornato, fino al 2025, anno del nuovo regolamento sulle PU.

Ciò comporterà dei cambiamenti in Red Bull, a partire dalla creazione della neonata Red Bull Powertrains, una nuova sezione che si occuperà per l’appunto dello sviluppo dei motori.

Questo processo sarà facilitato dal congelamento dei motori, deciso all’unanimità da tutti i team, ma non solo. Honda non abbandonerà i suoi partner. Nell’accordo fra i due è stato deciso che Honda assisterà la Red Bull Powertrains in vari modi.

La HRD UK [Honda Research and Development UK] con sede a Milton Keynes e il suo staff verranno ereditati da Red Bull, in modo tale da avere una buona base di partenza. La stessa Honda poi sta già lavorando allo sviluppo dei motori 2022 e assisterà la Red Bull nell’aggiornamento dei motori in vista del cambio di carburante (E10 fuels: 90% carburante tradizionale e 10% biocarburante) previsto nel 2022.

Nonostante la sfida non sia semplice, la Red Bull si prepara a diventare un marchio di F1 a tutto tondo, un fatto forse impensabile nel 2005, anno del suo approdo nel circus.


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